Superbonus 110%: sconto in fattura o cessione del credito d’imposta?

By Petalo In News No comments
Con questo nostro articolo vogliamo fare chiarezza su quale è la differenza tra la cessione del credito d’imposta o lo sconto in fattura del fornitore.

Il Decreto Rilancio (Legge 77/2020) ha previsto due opzioni alternative che prevedono, in luogo alla fruizione del credito di imposta in 5 anni:

  1. un contributo, sotto forma di sconto in fattura, fino a un importo massimo pari al corrispettivo stesso, anticipato dai fornitori che hanno effettuato gli interventi e da questi ultimi recuperato sotto forma di credito d’imposta, di importo pari alla detrazione spettante, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari;
  2. la cessione del credito d’imposta di pari ammontare, con facoltà di successiva cessione ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari.

Il Decreto inoltre ha previsto lo sconto immediato in fattura e la cessione del credito non solo per gli interventi agevolati con il Superbonus 110%, ma anche per quelli rientranti nell’ecobonus tradizionale, nel bonus ristrutturazioni e nel bonus facciate.

La super detrazione del 110% è un beneficio fiscale che arriva a coprire interamente il costo dei lavori con possibilità di recupero in 5 anni delle spese ammesse all’agevolazione sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021.
Con riferimento alle spese sostenute nel 2020, la prima rata della detrazione fiscale sarà fruita nel Modello 730/2021 o Modello Redditi/2021 da presentare il prossimo anno e terminerà nel Modello 730/2025 o Modello Redditi/2025 riferiti all’anno d’imposta 2024, in cui troverà collocazione l’ultima delle 5 quote.

Cessione del credito o sconto in fattura?
La volontà di avvalersi di una di queste modalità di fruizione delle detrazioni fiscali in edilizia, in luogo dell’utilizzo diretto delle stesse, deve essere comunicata, esclusivamente in via telematica all’Agenzia delle Entrate a partire dal 15 ottobre 2020.
Per l’invio dell’opzione, deve essere utilizzato l’apposito modello denominato “Comunicazione dell’opzione relativa agli interventi di recupero del patrimonio edilizio, efficienza energetica, rischio sismico, impianti fotovoltaici e colonnine di ricarica (articoli 119 e 121, decreto-legge n. 34 del 2020)”, reperibile sul sito internet dell’Agenzia.

Queste due possibilità hanno caratteristiche differenti e pertanto è opportuno distinguerle l’una dall’altra.

Il vantaggio è che il contribuente può così non utilizzando direttamente delle detrazioni non ricorrere ad impegni finanziari personali.

 

Sconto in fattura

L’ottenimento dello sconto in fattura è subordinato alla volontà dell’impresa che facoltativamente può aderire o meno alla richiesta del committente.

Laddove l’impresa manifesti la propria volontà in tal senso, lo sconto in fattura rappresenta una scelta di sicuro interesse rispetto all’utilizzo diretto della detrazione fiscale in dichiarazione, in quanto consente al contribuente di non sostenere, in tutto o in parte, esborsi finanziari.

Lo sconto sul corrispettivo dovuto, dice la circolare n. 24/E dell’8 agosto 2020, deve essere di importo massimo non superiore al corrispettivo stesso e deve essere ovviamente anticipato dal fornitore di beni e servizi relativi agli interventi agevolati.

Il fornitore che accetta di praticare lo sconto in fattura recupererà il contributo nella forma di un credito d’imposta di importo pari alla detrazione spettante, con la facoltà di procedere, a sua volta, anche a successive cessioni di tale credito ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari.

Una caratteristica peculiare dello sconto in fattura riguarda il fatto che lo stesso può anche essere praticato anche in misura parziale. In questo caso il beneficiario potrà sfruttare direttamente la parte di spesa effettivamente sostenuta, trasferendo al fornitore la detrazione spettante sulla base dello sconto parziale effettuato.

Cessione del credito fiscale

L’altra opzione è rappresentata dalla cessione del credito, in tutto o in parte, per l’importo corrispondente alla detrazione spettante alla stessa impresa che esegue i lavori oppure agli istituti di credito e altri intermediari finanziari con possibilità a loro volta di successive cessioni.

In questi casi il contribuente deve procedere con i necessari bonifici e solo successivamente potrà cedere il credito all’impresa (con facoltà di accettare o meno) a un istituto di credito/intermediario finanziario disposto a prendersi il credito che si intende cedere. L’impresa, a sua volta, potrà cedere agli operatori economici specializzati il credito d’imposta senza accumulare crediti eccessivi che potrebbero portare a fenomeni di sofferenza finanziaria, soprattutto in caso di eccedenza di quei crediti rispetto ai versamenti fiscali e contributivi, posto che il credito di imposta in questione è utilizzabile con la stessa ripartizione in quote annuali con la quale sarebbe stata utilizzata la detrazione ed esclusivamente in compensazione. È il caso di evidenziare che la quota dei crediti d’imposta che non è utilizzata entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento non può essere utilizzata negli anni successivi, né richiesta a rimborso ovvero ulteriormente ceduta.

I documenti da presentare

In linea di massima sono cinque le fasi che partono dal finanziamento per arrivare alla cessione del credito:

  • Fase 1 – Analisi preliminare dei dati su immobile oggetto di intervento, soggetto committente e tipologie di intervento (documentazione necessaria per avviare la pratica di finanziamento)
  • Fase 2 – Richiesta di finanziamento da parte del committente e/o dall’impresa appaltatrice ed inizio lavori
  • Fase 3 – Stato/i avanzamento lavori (se previsti dal contratto di appalto)
  • Fase 4 – Fine dei lavori
  • Fase 5 – Cessione del credito d’imposta

 

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